Sep
13

puttana bologna

By admin

Avevamo un collega di mio marito ospite a casa.
Un tipo molto antipatico, di quelli con la puzza sotto al naso, quelli che sanno tutto di tutto e sputano sentenze.
Dal punto di vista fisico, invece, non era affatto male, un volto squadrato,
labbra carnose e corpo slanciato ma compatto.
Durante la cena lo avevo osservato solo sotto l’aspetto estetico, praticamente senza sentire quello che diceva perché i suoi discorsi erano vomitevoli.
Da come mi guardava ogni volta che posava lo sguardo su di me mi ero accorta che gli sarebbe piaciuta una bottarella dalle mie parti ma, chiaramente, questo evento non avrebbe potuto verificarsi mai, visto quanto mi stava antipatico.
Siamo andati, poi, a dormire.
Io, naturalmente, con mio marito e lui nella stanza ospiti.
Ed ecco il sogno. Ho sognato che mi svegliavo con un poco di freddo perché la coperta leggera era scivolata via (io dormo nuda).
Senza aprire gli occhi ho cercato con una mano il lenzuolo senza trovarlo e, nello stesso tempo, mi sono accorta che mio marito non era più nel letto.
D’altra parte lui si alzava spesso presto al mattino, quando aveva impegni, ed usciva di casa rapidamente senza svegliarmi.
Costretta ad aprire gli occhi, lentamente, per non rimanere abbacinata dalla luce del mattino, sono rimasta a bocca aperta vedendo in piedi accanto al letto il collega di mio marito.
Ero nuda sotto il suo sguardo penetrante e questo mi produceva non poco di imbarazzo.
Ho cercato di nuovo disperatamente il lenzuolo per coprirmi ma se lo era preso lui e non me lo voleva dare.
“Che ci fai qui?” “Quello che vogliamo tutti e due. Li ho visti i tuoi sguardi ieri sera”
“Ma..” “Non cercare tuo marito, gli ho fatto arrivare una chiamata di emergenza ed è partito presto”
“Ma..” Lui, in piedi accanto al letto, in un attimo si è denudato dalla vita in giù evidenziando una erezione imponente.
La vista e la situazione erano eccitantissime.
Mi sono tirata su e mi sono seduta sul bordo del letto, proprio di fronte al suo sesso che torreggiava in maniera sfrontata.
La mia intenzione era di baciarlo e succhiarlo un poco, in modo da portarlo alla massima potenza prima di accoglierlo dentro di me.
L’avevo appena toccato con le mani che è esploso, spruzzandomi in viso due o tre getti possenti e, poi, con minore impeto, gocciolando nel solco dei miei seni.
Mi sono sentita offesa.
Quel bastardo mi aveva sborrato in faccia, come ad una puttana.
Come se non bastasse, completamente soddisfatto si stava ritirando in se stesso, allontanandosi e lasciando inappagata la mia eccitazione che era arrivata ad un livello altissimo.
Mi è montata una rabbia incredibile.
Gli dovevo insegnare come si trattano le signore.
Lo ho spinto sul letto gettandolo con forza giù in posizione supina, poi mi sono seduta sulla sua faccia prememdogli la figa bagnatissima tra naso e bocca.
“Lecca, brutto stronzo, ora ti ripago con la stessa moneta.
Ora ce l’hai la puzza sotto al naso, lecca, ti insegno io come va trattata una signora!”
Dapprima ha cercato di sottrarsi, poi, resosi conto dell’ineluttabilità della situazione, ha cominciato a lavorare, prima svogliatamente, poi, con migliore lena fino a giungere a produrre linguate profonde e languide.
Sarà stato per la carica di adrenalina dovuta all’incazzatura aggiuntasi all’eccitazione repressa il motivo per cui l’orgasmo mi ha colto in maniera dirompente e con un’intensità senza eguali,
lasciandomi stremata ed intorpidita,
con il corpo piegato in due sopra le ginocchia, le braccia raccolte sotto il seno, la faccia affondata sul cuscino, senza più alcuna capacità di reazione.
Non so quanto sia durato questo stato di torpore ma, ad un certo momento, ho avvertito dei movimenti dietro di me e mi si è acceso nella mente un segnale di pericolo.
Sono tornata rapidamente in me stessa ed aprendo gli occhi ho visto che il collega di mio marito aveva recuperato completamente la propria erezione e stava trafficando con le mani sul mio fondo schiena.
Quel figlio di puttana stava cercando di mettermelo nel culo senza avermi chiesto il permesso ed approfittando del mio stato d’inerzia post orgasmico.
La rabbia è ripresa improvvisa.
Ho cercato di strattonarlo via lontano da me, coprendolo, contemporaneamente di improperi.
E a questo punto mi sono svegliata veramente.
Ero coricata su di un fianco, nel mio letto.
Mio marito era dietro di me, mi circondava la vita con le braccia e con una mano mi accarezzava languidamente il sesso (era questo che mi aveva provocato l’orgasmo nel sonno),
nello stesso tempo stava,
subdolamente ma con delicatezza, tentando di introdursi tra i miei glutei.
Aveva già puntato il centro del bersaglio e non gli restava che affondare il colpo.
La mia incazzatura era ancora in corso e, così, l’ho represso rimproverandolo duramente e severamente.
Lui c’è rimasto molto male e la sua tristezza mi ha fatto tenerezza.
Allora ho deciso di concedergli il permesso.
E’ una concessione, questa, che ho fatto rarissimamente in passato, a pochissimi uomini e in condizioni particolarissime, ma mai a mio marito.
Ma, questa volta, mi aveva fatto tenerezza e, così, non lo ho rimproverato quando, arrivando all’orgasmo, non si è comportato da gentiluomo,
agitandosi con una certa violenza, facendomi un po’ male, rantolando rumorosamente,
pronunciando frasi scurrili e sbavandomi sulla schiena.
Anche a lui avrei dovuto dire che non si tratta così una signora.

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